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Come mi sono liberata di schemi e abitudini distruttive, parte 1

Essendo un’atleta, le abitudini erano particolarmente importanti per me. Mi aiutavano negli allenamenti rigorosi e soprattutto nelle giornate stressanti e piene di tensione delle competizioni. Mi hanno permesso di tenere duro. Era una sorta di meditazione per me preparare la sacca nella camera dell’hotel, ascoltare sempre la stessa musica mentre andavo in palestra e indossare il body nello spogliatoio. La gara stessa non era che un anello di una catena di eventi.

È stato scoperto che le abitudini rilassano il cervello: tutto va come dovrebbe e come è sempre andato, senza sprecare energia. Ma è proprio per questo che le abitudini sono così difficili da cambiare; per me è diventato un problema, quando ho terminato la carriera di ginnasta professionista. Mi sono resa conto ben presto che molti dei miei modi di fare e malumori non erano adatti per la vita di tutti i giorni, lontana dall’agonismo.

Come atleta avevo imparato a dare il massimo in tutto quello che facevo. Spingevo l’allenamento al limite, ero estrema con l’alimentazione e perfino con le pause. Questo atteggiamento era particolarmente esacerbato di fronte al cibo: anche se mi piaceva molto la pizza, non la mangiavo mai di gusto. Anzi, ai miei occhi ottenebrati ogni boccone era veleno. Quando, di tanto in tanto, mi concedevo comunque una pizza, calcolavo automaticamente nella mia mente il contenuto di grassi e carboidrati, sentendomi poi in colpa.

Tutto questo non mi ha mai resa felice, ma probabilmente è servito per avere successo nello sport, almeno per un certo periodo. Tuttavia quando ho abbandonato la carriera professionistica, ho continuato a replicare questa forma mentis e questi comportamenti, così profondamente radicati nel corso degli anni e diventati ormai d’intralcio. Sapevo che dovevo imparare a guardare una pizza con occhi diversi. Dovevo riuscire a non valutarla in termini quantitativi, bensì a viverla come qualcosa di bello, buono, positivo.

Il modo in cui sono riuscita a rompere le abitudini negative è una storia più lunga. Ecco perché ve la racconto nei miei prossimi due post sul blog.

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